mercoledì 27 febbraio 2013

GUIDA GOOGLE HACKING

Google, è ormai utilizzato da tutti ma è sfruttato solo in parte,limitandosi a normali ricerche, traduzioni on-line, o alla ricerca di immagini.
Google è molto piu di questo.
Google, è un potente strumento di hacking diretto (trovando password , user ed accessi privati senza sforzo) o come hacking indiretto (cercando pagine di accesso o server vulnerabili).
Google, permette a persone senza alcuna conoscenza informatica di impossessasi di informazioni riservate.
Tutto questo, tramite le:
Google DORK.


Le google dork, non sono altro che ricerche più specifiche per trovare informazioni riservate(password,etc).

Vediamo ora alcuni comandi interessanti:
Site: Limita i risultati al dominio inserito;
Es: site:www.clshack.com emule;
intitle:Ricerca una determinata parola nel titolo di una pagina web;
Es: intitle:clshack;
inurl: Ricerca tutti i siti che hanno una determinata parola nell’utl;
Es: inurl:hack;
filetype: Ricercat tutte le pagine conteneti l’estensione del file indicata;
Es: filetype:pdf storia
allintext: Ricerca tutte le pagine che contengono un determinato testo, parole all’interno dello scritto;
Es: allintext:clshack
Ricerche interessanti trovate nel web:
 intitle:”Index of” passwords modified
* allinurl:auth_user_file.txt
* “access denied for user” “using password“
* “A syntax error has occurred” filetype:ihtml
* allinurl: admin mdb
* “ORA-00921: unexpected end of SQL command“
* inurl:passlist.txt
* “Index of /backup“
* “Chatologica MetaSearch” “stack tracking:”
* inurl:passwd.txt
* “login: *” “password= *” filetype:xls
Cercare File:
* “parent directory ” FILE CHE CERCO -xxx -html -htm -php -shtml -opendivx -md5 -md5sums
Musica:
* ?intitle:index.of? mp3 NOME ARTISTA
CD IMMAGINI .ISO
* inurl:microsoft filetype:iso
* cambiare microsoft con il sito che volete… (ad. es. adobe)
Passwords
* “# -FrontPage-” inurl:service.pwd FrontPage passwords.
* ”AutoCreate=TRUE password=*” Cerca le password per “Website Access Analyzer”, un software giapponese che crea statistiche web. Se non leggete giapponese mi dispiace…
Passwords in URL
* “http://*:*@www” oppure:
* “http://*:*@www” gamespy oppure http://*:*@www”gamespy
* oppure provate: “http://bob:bob@www”
IRC Passwords
* “sets mode: +k”
* eggdrop filetype:user user
Access Database Passwords
* allinurl: admin mdb
DCForum Passwords
* allinurl:auth_user_file.txt
MySQL Passwords
* intitle:”Index of” config.php
The ETC Directory (una cartella piena di password)
* intitle:index.of.etc
Passwords nei file di backup
*filetype:bak inurl:”htaccess|passwd|shadow|htusers
Numeri seriali:
* Se cerchiamo il seriale di Windows XP Pro.
* Scriviamo : “Windows XP Professional” 94FBR
* Il codice 94FBR è incluso in molti seriali di MS Office e ci aiuta ad evitare fake e siti pornografici.
* altro esempio: WinZip 8.1 – “WinZip 8.1″ 94FBR
Password per siti fatti con Frontpage:
* inurl:(service | authors | administrators | users) ext:pwd “# -FrontPage-”


Galaxy Camera, l'incrocio tra smartphone e macchina fotografica

Dedicata a chi non è soddisfatto delle fotografie scattate con lo smartphone, ma non riesce fare a meno della possibilità di condividere online le immagini. Ecco l'anello mancante tra smartphone e fotocamera. Si chiama Samsung Galaxy Camera ed è ora disponibile in Italia dopo essere stata annunciata a settembre al salone Ifa di Berlino. È disponibile sia in bianco sia in nero e costa 550 euro. Già di suo il nome "Galaxy", il category brand degli smartphone Android di Samsung è indicativo della natura di questo singolare macchina fotografica che si pone infatti a metà strada tra la fotocamera (vera con tanto di ottica) e lo smartphone con Android a bordo.

La Galaxy Camera è infatti una compatta con uno zoom ottico 21x che si collega alla rete attraverso 3G Il sistema operativo è Android 4.1 "Jelly Bean", ovvero l'ultima edizione dell'Os basato su Linux e supportato da Google che è ormai il dominatore del mondo mobile. E questo vuol, dire che la Galaxy camere può far girare tutte le app disponibili sul market Play di Google. E ci sono tutti i software, browser compreso, che troviamo in un "androide". Da ricordare che non è l'unica macchina fotografica con Android, sul mercato c'è per esempio la Nikon CoolPix 800c che però non offre la connettività 3G. Sull'enorme display da 4.8 pollici (la Galaxy Camera non è proprio da taschino e non pesa pochissimo) sono visualizzate, come se fosse un normale smarphone Android le icone delle app dedicate alla fotografia come Instagram o Photo Wizard (si scaricano da Play)

Alimentazione sana: dieci regole d’oro

Ecco i consigli degli esperti per un'alimentazione sana, dieci regole d'oro da seguire evitando le diete fai da te:
1)Bevi ogni giorno acqua in abbondanza;
2) A tavola varia le tue scelte;
3) Fai sempre una sana prima colazione ed evita di saltare i pasti;
4) Consuma almeno 2 porzioni di frutta e 2 porzioni di verdura ogni giorno;
5) In una dieta equilibrata i cereali (pane, pasta, riso ecc.) devono essere consumati ogni giorno;
6) Mangia pesce almeno due volte alla settimana (fresco o surgelato);
7) Ricordati che i legumi forniscono proteine di buona qualità e fibre;
8) Limita il consumo di grassi, soprattutto quelli di origine animale, privilegiando l'olio extravergine di oliva;
9) Non eccedere nel sale;
10) Limita il consumo di dolci e di bevande caloriche. 

Come fare a creare un gruppo home di windows 7



Il Gruppo home è la nuova funzionalità introdotta in Windows 7 che semplifica il procedimento di condivisione di file e stampanti tra due o più computer all’interno di una rete domestica o di una piccola realtà lavorativa priva di un server di rete. Per poterla utilizzare servono sostanzialmente due passaggi: l’attivazione, su entrambi o su un solo computer, dello strumento Gruppo home e l’inserimento di una password.
Per creare un Gruppo home si segua il percorso Start > Pannello di controllo > Rete e Internet e si faccia infine clic sulla voce Gruppo home. Se il computer è già connesso a una rete e viene individuato un Gruppo home già creato all’interno della stessa rete, la finestra visualizzerà il pulsante Partecipa ora.
Nota:
la funzione Gruppo home funziona solo tra computer che utilizzano Windows 7, per condividere file e stampanti con altre versioni di Windows è necessario utilizzare i gruppi di lavoro che vedremo nella prossima puntata di questo speciale sulle reti in Windows 7.
Figura 1
Figura 1: quando è già presente in rete il servizio Gruppo home attivo, viene visualizzato il pulsante Partecipa ora
Se invece non è rilevato nessun gruppo, nella finestra che viene aperta sarà presente un pulsante chiamato Crea un Gruppo home che, se cliccato, aprirà la finestra di selezione degli elementi che è possibile condividere. Gli elementi sono raccolti in cinque gruppi: ImmaginiMusicaVideoDocumenti eStampanti e possono essere selezionati singolarmente facendo clic sul piccolo box presente alla loro sinistra.
Figura 2
Figura 2: si possono condividere le raccolte di Windows 7 e le stampanti
A parte le stampanti, gli elementi che è possibile condividere corrispondono esattamente alle raccolte di Windows: se, per esempio, si spunta la casella di controllo relativa alle Immagini si condividerà qualsiasi file e cartella presente nella Raccolta Immagini e così per VideoMusica e Documenti. Scelti gli elementi da condividere, si faccia clic su Avanti e si prenda nota della password pubblicata al centro, nella casella con sfondo giallo, come visibile in figura 3.
La password, che è comunque modificabile dal pannello di controllo del Gruppo home, può anche essere stampata con un clic sul collegamento Stampa la password e le istruzioni e poi su Stampa pagina.
Figura 3
Figura 3: ogni Gruppo home è protetto da una password per evitare connessioni indesiderate
Per entrare a far parte di un Gruppo home già creato, si dovrà seguire la stessa procedura indicata sopra e fare clic sul pulsante Partecipa ora, scegliendo, nella finestra successiva, gli elementi da condividere e, dopo un clic su Avanti, inserendo la password. Le risorse condivise del Gruppo home, sia le proprie sia quelle altrui, si visualizzano in Esplora risorse facendo clic sulla voce Gruppo home nel pannello di navigazione.
Attenzione:
La password di Gruppo home è, come si dice, “case sensitive” e fa distinzione tra lettere scritte in maiuscolo e lettere scritte in minuscolo.
Quando un utente ha creato o partecipa a un Gruppo home, facendo clic di nuovo sulla voce Gruppo home nel pannello di controllo verrà visualizzata la finestra di configurazione mostrata in figura 4.
Le opzioni sono abbastanza auto-esplicative: eliminando i segni di spunta dalle caselle di controllo in alto è possibile terminare la condivisione di quella raccolta, mentre con le opzioni in basso è possibile uscire dal Gruppo home, cambiarne o stampare di nuovo la password.
Figura 4
Figura 4: la finestra del Gruppo home quando si sono già condivise le risorse
Due opzioni hanno bisogno di qualche commento in più: se si spunta la casella di controllo accanto aTrasmetti flussi di immagini, musica e video ai dispositivi della rete domestica è possibile consentire ad altri computer di riprodurre i video e le canzoni contenute nel catalogo multimediale del proprio PC. Per consentirlo, è sufficiente modificare da Bloccata a Consentita la voce di menu a destra di ogni dispositivo rilevato (i computer del Gruppo home sono autorizzati in via predefinita).
Se invece, tornando alla finestra principale, si fa clic su Modifica impostazioni di condivisione avanzate si raggiunge il pannello da cui si possono decidere le impostazioni di condivisione che Windows applica automaticamente al computer in base alla posizione di rete scelta.
Figura 5
Figura 5: dalla finestra Gruppo home si può permettere ai PC e ai dispositivi multimediali della rete di riprodurre immagini, suoni e video dal catalogo multimediale
Nota:
Per condividere in un Gruppo home una cartella esterna alle raccolte, è necessario aprire Esplora risorse, selezionare la cartella desiderata e fare clic sul pulsante Condividi con. Dal menu che appare si può scegliere se autorizzare la sola lettura (lettura) o anche la modifica dei file (lettura/scrittura) interni alla cartella. Per escludere file o cartelle condivise si segua lo stesso procedimento, ma scegliendo nel menuCondividi con la voce Nessuno.

Come allenare gli addominali per un addome perfetto


Torniamo a parlare del core, del nostro nucleo. Oggi andremo nello specifico a capire come è composto, a cosa serve e ci soffermeremo particolarmente su uno dei muscoli che lo compongono: il retto addominale. Non perché sia più importante degli altri, è solo il primo che tratteremo ed è quello sul quale si fa più confusione.
Come ricordate il core è il vostro centro, è quella parte de corpo che non solo vi aiuta a muovervi, ma vi stabilizza nei movimenti e fa da ‘link’ tra una parte del corpo e l’altra. Avevamo già detto che è inutile avere arti fortissimi se poi non riusciamo a coordinarli in maniera corretta. La mountain bike è uno degli sport in cui è più importante avere un buon controllo di questi muscoli (ma dovrebbe esserlo per tutti gli sport).
E’ composto da una gran quantità di muscoli, strutture e forze che non ne fanno un’area ben definita anatomicamente. Infatti possiamo partire dai muscoli dell’addome e del pavimento pelvico, per passare dalla fascia toraco lombare, dai muscoli paraspinali e dai muscoli della parte medio-bassa della schiena, e arrivare ai muscoli dell’anca e della gamba. Indirettamente possiamo includere anche il diaframma e altri muscoli che ritenete lontani dal core (come il dorsale), ma che si attivano per una azione sinergica perfetta.
A questo punto sembrerà impossibile allenarli tutti insieme. In realtà, una gran parte di essi (come i muscoli profondi dell’addome – ad es trasverso -, gran parte dei muscoli del pavimento pelvico, o muscoli paraspinali come il multifido) si attivano ancor prima di fare esercizi semplici come un crunch per gli addominali o una estensione del tronco. Quindi, a parte in casi di problemi , scompensi specifici, o ginnastica posturale, un buon allenamento dei muscoli paraspinali, addominali, flesso estensori in genere del tronco e delle gambe, ci aiuta ad ottenere un buon controllo del core (core stability).
Vedremo nel corso dell’anno nello specifico ogni muscoletto con tutte le sue funzioni, ma in questo articolo mi preme farvi capire come allenare al meglio gli addominali.
Prima di inoltrarmi in spiegazioni ed esercizi blocco subito tutte le manie di grandezza sul six pack. Gli addominali hanno un compito contenitivo dei visceri e stabilizzatore. Possono muovere il nostro corpo ma non sono studiati per sollevare grossi pesi, quindi è inutile fare esercizi di forza submassimale o massa alla abdominal machine con 70 kg pensando di farli uscire. Se esce una boccia non sarà sicuramente il retto addominale ma un’ernia. Vi ho già detto che lavorare a corpo libero, specialmente per questi muscoli che hanno il compito di stabilizzare, è decisamente meglio (mi aiuta ad avere equilibrio e io lo alleno bloccandomi su una macchina?).
Innanzitutto quelli che normalmente chiamiamo addominali sono tanti muscoli, non uno solo, esattamente 4,dal più al meno profondo:
- Trasverso dell’addome: è il muscolo più profondo dei 4. Agisce come una fascia appiattendo la parete addominale e comprimendo i visceri. Non agisce nella flessione laterale del tronco ma fissando la linea alba (linea verticale che vedete tra i cubetti) e comprimendo i visceri, consente una migliore azione ai muscoli antero-laterali del tronco. Per capirci, quando chiedete a qualcuno: ‘contrai gli addominali’, e vedete la pancia rientrare, la persona di fronte a voi non sta contraendo il retto addominale (il six pack) ma il trasverso.
- Obliquo interno: abbassa le coste (muscolo espiratorio), flette e inclina lateralmente il torace e lo ruota dallo stesso lato; la sua contrazione determina, inoltre, un aumento della pressione addominale, necessaria per sopportare le forze agenti sulla colonna vertebrale durante determinati esercizi.
- Obliquo esterno: abbassa le coste (muscolo espiratorio), flette e inclina lateralmente il torace e lo ruota dal lato opposto; la sua contrazione determina, come per il muscolo precedente, un aumento della pressione addominale.
- Retto addominale: è il muscolo più superficiale. Avvicinando il torace e il bacino anteriormente, flette indirettamente la colonna vertebrale. Con il bacino fissato il torace si sposta verso il bacino; con il torace fissato viceversa, è il bacino a spostarsi verso il torace. Comprime e sostiene inoltre, come i precedenti, i visceri addominali.
Ed ecco qui che salta subito agli occhi l’evidenza dei fatti e sorgono i primi dubbi.
Vi ho per caso citato addominali alti e addominali bassi??? Quanti di voi pensano di allenare gli addominali bassi? prego alzino la mano! Dopo vi spiego perché, ma senza saper né leggere né scrivere, ascoltatemi, fuggite a gambe levate dalla palestra o dal trainer che vi ha dato questi concetti!!!
Il retto addominale (che è quello che voi vedete e per il quale fate tanti sacrifici) è uno e uno solo. Il fatto che sia suddiviso in ‘cubetti’ non vuol dire nulla. Sarebbe quindi come dire bicipite alto e bicipite basso! Cose da panico!
Ed ecco che arriviamo agli esercizi specifici. Se avete letto con attenzione la parte sopra avete capito che il retto addominale avvicina, per farla semplice, sterno e pube. Guardiamo nell’esercizio sotto (un crunch a terra) se questo avviene:
La risposta è SI! Il bacino resta fermo ma lo sterno si avvicina al pube. Esercizio che va quindi svolto staccando solo le spalle da terra, senza aiutarsi con le mani e buttando fuori l’aria in fase concentrica. Possiamo farlo anche su panca o panca declinata.
Chiaramente si utilizza il retto femorale, ma inutile dire che l’isolamento è impossibile, l’abbiamo detto tante volte. In particolar modo non potremo fare a meno di contrarre altri muscoli facenti parte la parete addominale ma non solo: pensate che uno dei primi muscoli che si attivano quando si svolge un crunch è lo sternocleidomastoideo, che è nel collo! Quindi parliamo sempre di esercizi che più o meno vanno a ‘colpire’ un certo muscolo. ‘Colpire solo’ non esiste.
Vediamo nel secondo esercizio se avviene ancora l’avvicinamento sterno-pube (una anti-retro versione del bacino a terra):
La risposta è ancora SI! Lo sterno rimane fermo ma il bacino si avvicina. Anche unire i primi due esercizi associando un crunch a una retroversione del bacino (immaginate di appiattire la zona lombare a terra, senza contrarre o alzare i glutei, mentre venite su con le spalle) in fase di contrazione (fase concentrica), e un ritorno a terra con le curve fisiologiche della vostra colonna (ritorno in antiversione del bacino e spalle-testa a terra) in fase eccentrica darebbe lo stesso risultato, anzi ancor più completo.
Questo è un ottimo esercizio per chi ha problemi di mobilità alla colonna e non riesce a muovere il bacino.
Ma andiamo al 3° esercizio, il famoso crunch inverso:
Vedete per caso un avvicinamento di sterno e pube? La risposta è NO! State lavorando con gli addominali? La risposta è NO! O poco. E perché sentite duri gli addominali? Perché devono stabilizzare notevolmente in tutto questo, ma è una contrazione isometrica. Che muscolo lavora quindi? Il muscolo si chiama ILEOPSOAS:
Il muscolo ileopsaos, composto da grande psoas, iliaco e, in alcuni soggetti piccolo psoas, flette l’anca e solleva la gamba verso il busto se il busto è fissato, oppure avvicina il busto alle gambe se sono le gambe a essere fissate. Può assistere la rotazione laterale, l’abduzione dell’anca, e agendo unilateralmente assiste la flessione laterale del tronco. E’ un muscolo fortissimo e agendo bilateralmente, aumenta la lordosi lombare. Ecco perché mentre fate il crunch inverso e scendete con le gambe, si inarca la schiena.
Se è forte quindi in soggetti iperlordotici aumenta ancor più la lordosi (perché ha origine sulla colonna vertebrale a livello dell’ultima toracica e delle prime 4 lombari, e passando sotto al legamento inguinale arriva sul piccolo trocantere del femore) e questo diventa un problema, mentre in soggetti ipercifotici può aumentare la cifosi.
Mi capita spesso di vedere ciclisti con questo muscolo accorciato, perché nel gesto della pedalata la gamba non va mai troppo indietro rispetto al busto, come succede ad esempio nella corsa. Allo stesso tempo però, è un muscolo fondamentale per il movimento della pedalata, per la stabilizzazione e per la deambulazione. Quindi è giusto allungarlo o allenarlo con un crunch inverso, ma basta sapere che con questo esercizio non si migliorerà di molto il vostro aspetto fisico, e soprattutto non state lavorando coi cosiddetti addominali bassi. Possiamo se vogliamo alzare il sedere da terra alla fine della adduzione delle gambe, come si vede sotto. In questo modo il retto addominale entra in funzione di più, ma comunque molto meno che in altri esercizi.
Per tornare al retto addominale, un crunch svolto su fitball anziché a terrà, può dare quella componente in più di destabilizzazione che aiuta sempre e che fa iniziare l’esercizio in posizione di maggior allungamento delle fibre (ricordate? Migliori risultati su ‘massa’, se così si può parlare nel retto addominale, quando c’è max allungamento e max accorciamento),ma attenzione se si hanno problemi di schiena.
Il sit up (o roll up se la salita e discesa avviene con la schiena meno rigida) è invece un esercizio che rinforza assieme retto addominale e psoas, con prevalenza del secondo. Nella foto la ragazza è presa super bene anche a tirare pugni. Infatti per il rinforzo di addome e psoas è uno degli esercizi che va per la maggiore nella boxe e arti marziali in genere (vi ricordate rocky appeso a testa in giu? Addome e soprattutto psoas! Per fare un link all’articolo precedente, notate anche molti lottatori che fanno stretching balistico sullo psoas come riscaldamento pre-gara, alzando velocemente in ginocchio e poi portando la gamba molto indietro).
Veniamo agli obliqui: gli esercizi per i muscoli obliqui sono moltissimi, non stiamo ora a distinguere in quali c’è più azione dell’interno sull’esterno, o in quali c’è un’azione sinergica dei due omo o controlaterale.
Ecco alcuni esempi:
Crunch in torsione a terra:
Alzo solo una spalla da terra e vado a guardare a dx o sx. La gamba può stare incrociata o parallela all’altra, le mani sulla nuca o sulle tempie, entrambe o una sola.
Side bridge:
Dalla posizione di plancia laterale avvicino e allontano il bacino da terra. Posso stare in appoggio sulla mano o sul gomito-avambraccio. Esercizio avanzato per soggetti già in buona forma.
Crunch a stella:
Evidente intervento di addominali e psoas.
Side bend asimmetrico:
Inutile dirvi che farlo con due manubri risulta totalmente inutile per i muscoli addominali, o meglio, a quel punto tanto vale non usarne nemmeno uno, perché uno annulla la forza destabilizzante dell’altro. Un po’ come quando portiamo la spesa, con un sacchetto facciamo fatica, con due è tutto più semplice.
Ecco invece un esercizio utile per mobilizzare la colonna se fatto con cognizione ma allo stesso tempo dannosissimo e dico issimo se fatto con bilancieri pesanti (e per pesanti intendo anche solo 5 kg), e soprattutto in posizione seduta: le antichissime torsioni bacchetta. Già il nome sembra inventato da Fantozzi. Sono ottime per un effetto grattugia sui dischi, sapete come quando macinate il pepe… Qualche genio degli anni 80 si era inventato anche una macchina che bloccava il tronco e faceva ruotare la parte bassa del corpo. Molti pensano di fare questo esercizio e togliere le maniglie dell’amore, utopico e molto divertente per pt come me che continuano a vedere gente fare esercizi stupidi per ore e ore nonostante siano stati avvisati sui possibili pericoli.
Per ultimo parliamo del primo che abbiamo citato, il trasverso. Avendo la funzione di guaina è uno dei muscoli più importanti per ‘l’estetica’. Ma non dannatevi a fare esercizi specifici a meno che non abbiate problemi particolari (ci sono esercizi di lavoro sull’in-espirazione o sulla creazione di un vacuum addominale che possono rinforzarlo), lavora quasi sempre in tutti gli esercizi che fate, sia di addominali che di altri gruppi muscolari.
Veniamo alle serie-ripetizioni da eseguire. E’ impensabile fare massimali con gli addominali (e giuro che li ho visti fare!), così come è quasi impensabile lavorare sulla forza submassimale (3-6 rip) perché il rischio è altissimo. E’ invece utilissimo lavorare sulla forza isometrica con esercizi di mantenimento plancia per 20 sec-1 min su superfici instabili come tavolette propriocettive o fitball:
Qui vedete un mantenimento plancia su fitball con 1 solo piede a terra.
Oppure, come abbiamo già visto, è possibile partire da una posizione di plancia, per fare poi un crunch, grazie all’aiuto di attrezzi come trx:
Se volete lavorare per farvi uscire la tartaruga o viceversa per dimagrire, usate la testa e rileggetevi gli articoli precedenti. L’addome è un muscolo come un altro, ha solo compiti differenti ed è strutturato in maniera diversa. Se quindi volete farlo crescere è totalmente inutile fare mille serie da mille ripetizioni. Non ho mai sopportato il vizio di molti trainers o palestre di scrivere a fianco agli esercizi di addominali 3xmax, sempre, indipendentemente dalla persona di fronte o dal periodo della stagione. Sembra essere un must per molti! Ma max de che? Per qualcuno max può essere molto vicino al collasso, per altri max significa andare avanti mezzora senza sentire nulla. Comunque, sia in un caso che nell’altro, per il 90 per 100 delle persone arriva molto prima il max del povero collo del max degli anch’essi poveri addominali! Quindi:
3 o 4 serie da 10-30 ripetizioni max per esercizio possono bastare. Max 3 esercizi. Recuperi di 1-2 min max. Andare oltre non vi darà risultati se non sul miglioramento della resistenza.
Si può valutare un piccolo lavoro a circuito sul core a inizio-fine seduta, ma senza colpire sempre solo la stessa zona.
Andando avanti con la rubrica vi farò vedere altri esercizi e circuiti su addominali e core in genere.
Se volete invece dimagrire valgono le stesse regole. E’ giusto farli perché mantengono il tono e migliorano molte vostre capacità, ma farne milioni è inutile. Se volete vedere gli addominali ‘bassi’ dovete fare cardio associato a un buon lavoro in sala pesi, e seguire una alimentazione corretta.
La prossima settimana, come regalo di Natale, vi parlerò delle famigerate SFR, in modo che possiate avere un’idea di come lavorare sulla forza cosiddetta ‘submassimale’ –che vedremo non è propriamente così- in bike. Ce ne sono di molti tipi e anche lì ci sono tante scuole diverse, ma faremo chiarezza.
Dopodichè la rubrica, con il sottoscritto, si gode una settimana di meritato riposo, per tornare più interessante e ricca di prima a gennaio!
Il servizio di allenamento personalizzato via mail –ai contatti sotto indicati- resta comunque attivo, quindi per chi di voi avesse bisogno di avere programmi e schede personalizzate, ci sarà sempre una risposta, così come per gli atleti che sto già seguendo e mi stanno dando tante soddisfazioni, per chiarimenti di eventuali dubbi o delucidazioni su esercizi da svolgere.

Insonnia e Rimedi


L’insonnia è un disturbo che può assumere delle connotazioni anche piuttosto gravi quando arriva a far mancare l’apporto necessario di sonno. La mancanza di sonno infatti, impedisce di rigenerare le energie del corpo e di ritrovare l’equilibrio psicofisico necessario ad affrontare una nuova giornata. Se il corpo non riesce a trovare il suo naturale apporto di sonno, il senso di stanchezza mentale e fisica impedisce il regolare svolgimento delle azioni quotidiane, anche delle più semplici. Per poter fare in modo che questo disturbo venga guarito in maniera efficace esistono dei rimedi contro l’insonnia  in grado di ovviare al problema e restituire il sonno tanto desiderato.
Rimedi semplici
Ci sono dei rimedi per l’insonnia,naturali e semplici, che prevedono l’uso di  alcuni semplici accorgimenti, senza medicinali o prescrizioni, ma semplicemente utilizzando delle erbe o dei piccoli trucchi di grande efficacia che vengono da sempre utilizzati anche in tempi in cui si utilizzavano deirimedi a poco prezzo.
Uno dei più semplici rimedi contro l’insonnia è preparare una tazza di latte possibilmente non freddo, con due cucchiai di miele e un rametto di tiglio. Se invece siete intolleranti al latte, è sempre possibile creare un infuso con delle foglie di arancia (almeno tre o quattro), scegliendo la quantità di zucchero desiderata. Il tutto sempre riscaldato in maniera ottimale per dare maggiore effetto alla bevanda. L’importante è ricordare che questa serie di rimedi contro l’insonnia, per fare in modo che abbiano davvero effetto, vanno assunti appena prima di andare a letto.
 Infusi e bevande
Oltre ai casi già contemplati, vi sono molti altri infusi e altre bevande, rimedi contro l’insonnia  che sortiscono l’effetto desiderato, in modo da azzerare le possibilità di ritrovarsi nuovamente faccia a faccia con l’insonnia. Dopo aver fatto bollire dell’acqua, versatene una dose abbondante in un bicchiere e aggiungete della salvia e dei fiori di camomilla. Lasciate il tutto coperto per alcuni minuti, dopo averlo filtrato a dovere, per dolcificare non aggiungete comune zucchero ma del miele.
Oltre a questi rimedi contro l’insonnia è possibile preparare una  tazza di latte e aggiungere qualche spicchio di aglio fresco. Quest’ultimo andrà bevuto caldo pochi minuti prima di andare a coricarsi, così da ottenerne i benefici nell’immediato. Un’altra soluzione di valida efficacia può essere l’utilizzo di un bicchiere d’acqua con della menta. In questo caso può essere efficace utilizzare dell’estratto o del preparato oppure anche delle semplici foglie fresche.  Di solito se gli ingredienti sono di prima mano e appena colti sortiscono benefici maggiori.
 Bagni contro l’insonnia
Tra i rimedi contro l’insonnia che si possono sperimentare, non sempre si tratta di ingredienti da ingerire, ma può trattarsi anche di alcuni accorgimenti da aggiungere a pratiche usuali come il momento del bagno, facendo in modo che sortisca degli effetti mirati contro l’insonnia, ad esempio durante il bagno quotidiano. Per fare in modo che il bagno prevenga l’insonnia, basta aspettare che la vasca sia colma d’acqua,  e preparare a parte un miscuglio con questi ingredienti:  Mettete insieme in un recipiente pieno di acqua bollente del luppolo (almeno 250 gr) e della crusca (almeno 500g), attendete un quarto d’ora, dopodiché versate il contenuto nella vasca da bagno e immergetevi per circa 20 minuti. Subito dopo potrete andare a riposare molto più rilassati. In alternativa a questo tipo di bagno, ve ne sono anche di meno complessi e più facili, se volete sperimentare altri rimedi contro l’insonnia. Ad esempio potete sfruttare l’aroma fresco  della lavanda, un ottimo aroma da aggiungere ad una vasca piena di acqua calda. La maniera più indicata per questo preciso rimedio è usare qualche estratto di lavanda in gocce, così da metterne almeno una ventina di gocce. Potete abbondare. Altrimenti molto consigliato è anche l’utilizzo del tipico sale da cucina. Questo rimedio è molto antico e veniva usato anche prima dei farmaci più moderni, ma da sempre è considerato un ottimo lenitivo per coloro che non riescono a prendere sonno e cercano dei rimedi contro l’insonnia.
 L’unica cosa importante da tenere a mente è non lasciare passare troppo tempo da quando si è fatto il bagno a quando ci si sarà coricati nel letto, altrimenti gli influssi delle erbe e degli ingredienti disciolti nell’acqua cesseranno di avere efficacia e sarà ancora difficile prendere sonno.

Sigaretta elettronica: funziona davvero?


Ci si interroga in questi mesi sui motivi per cui la sigaretta elettronica stia diventando tanto famosa. Di numeri certi, che ci facciano ben sperare sulla sua effettiva utilità, ancora non ce ne sono.
Tante sono le polemiche sull’argomento, la più importante delle quali è proprio quella mossa dall’Istituto superiore di sanità, che ha consegnato  una relazione dettagliata al Ministro Balduzzi che, con due ordinanze, aveva già vietato la vendita delle sigarette elettroniche, quelle caricate con filtri di nicotina, ai minori di 16 anni.
Certo è che le vendite sono state altissime; ciò vuol dire che le persone con un problema di tossicodipendenza da nicotina siano davvero tante, ed è probabile che abbiano visto nella sigaretta elettronica un valido strumento per poter smettere di fumare.
La sigaretta elettronica si aspira ed è a base di nicotina “ovviamente regolabile”, con la possibilità di aromatizzarla al cognac, al caffè, alla grappa (un po’ come i sigari, che oggi se trovano anche all’aroma di cioccolato fondente).
Quello che è più gradito ai fumatori è che non è necessario uscire dai locali per poter fumare. La sigaretta elettronica è ammessa alle cene, si veste di nero, elegantissima, di rosso e di rosa per le più smorfiose e non attira sguardi stizziti quando le accendi. Anzi, tutto il contrario: per la pubblica piazza diventi un coraggioso che ha preso una decisione importantissima “SMETTERE di FUMARE”.
 
Ma sarà poi vero? Chi ci assicura che questo sia il metodo giusto? Si potrebbe rischiare di sostituire una sigaretta con un’altra, mantenendo lo stesso accanimento? E, se così fosse, si allontana ancora il sogno di diventare una persona libera?
Con i molti dubbi che serpeggiano in tutta Italia, andiamo a chiedere un parere professionale ed è il Responsabile del Centro anti fumo dell’Umberto I,  il prof. Mauro  Ceccanti,  a darci qualche interessante risposta.
“Ogni mezzo  - ci risponde il prof. Ceccanti a proposito della sigaretta elettronica - che può evitare di fumare è utile allo scopo; se adeguatamente supportato da terapie, cioè un sostegno psicologico che accompagni il paziente finché non smetta del tutto di fumare e  anche dopo, per evitare le ricadute”.
Il professore fa inoltre una distinzione tra chi è un semplice “abusatore”  e chi invece rientra tra itossicidipendenti da nicotina.  
“La sigaretta elettronica – sottolinea Ceccanti – è sicuramente adatta alla prima categoria ma, per la seconda, diventa più complicato se il paziente non dovesse avere adeguato sostegno psicologico. Considerando anche che spesso l’accanito fumatore ha anche altri problemi  (l’87% è anche alcolista).Il traguardo, in entrambi i casi,  è l’abbandono della sigaretta. Compresa quella elettronica”.
Sono tanti i ricercatori pro-sigaretta elettronica, secondo i quali proprio la “gestualità” tipica del fumatore, unita all'assenza di evidenti effetti collaterali, sarebbe l'arma in più per staccarsi dalla dipendenza da nicotina.
“La riproduzione gestuale data dalle sigarette elettroniche permette al fumatore di mantenere le abitudini tipiche, evitando di usare le sigarette tradizionali e sopperendo alla dipendenza psicologica”, assicuraRiccardo Polosa, professore di Medicina Interna dell'Università di Catania che sulla prestigiosa Bmc Public Health, ha pubblicato i risultati di uno studio-pilota, durante il quale i partecipanti hanno ridotto complessivamente del 55% l'uso delle sigarette. 
Sembra un bel risultato.
Ci aspettiamo buone notizie, in quanto non è sottovalutabile il fatto che la sigaretta elettronica diminuisca anche il “fumo passivo” subito dai bambini e dai non fumatori.

martedì 26 febbraio 2013

Come sviluppare applicazioni Android

Se vuoi scoprire come sviluppare applicazioni Android, devi innanzitutto collegarti al sito Internet del MIT App Inventor e scaricare il software di supporto al servizio cliccando suInstructions for Mac OS XInstructions for GNU/Linux o Instructions for Windows a seconda del sistema operativo che utilizzi. A download completato avvia, facendo doppio click su di esso, il programma appena scaricato ed installalo sul tuo computer cliccando sempre suAvanti.
Ad installazione completata, collegati alla pagina principale del sito Internet MIT App Inventor e collega il servizio al tuo account Google cliccando sul pulsante Permetti. Dopodiché clicca sul pulsante New (collocato in alto a sinistra) per avviare la creazione di una nuova app e digita il nome che vuoi assegnarle nella finestra che compare. Se incontri qualche difficoltà nell’accesso al sito, controlla di avere il software Java installato nel sistema.
A questo punto, ti troverai al cospetto dell’editor per sviluppare applicazioni Android nel quale dovrai usare gli strumenti disponibili sulla parte sinistra dello schermo per progettare la tua app. Nella sezione Basic trovi elementi basici come pulsanti, immagini, caselle di selezione ed aree di testo, in Media trovi tutti i componenti multimediali (video, foto, uso fotocamera), in Social trovi elementi dedicati a social e comunicazione come Twitter, contatti telefonici ed email, in Screen arrangement trovi gli strumenti per riordinare gli elementi inclusi nella app e così via.
Per inserire qualsiasi oggetto all’interno della tua applicazione, non devi far altro che selezionarlo con il mouse dalla barra laterale di sinistra e trascinarlo all’interno della schermata della app. Per creare una nuova schermata, devi invece cliccare sul pulsante Add screen in alto e digitare il nome da assegnarle nella finestra che si apre.
Per regolare le proprietà degli elementi inseriti nella app, come dimensioni, caratteri di scrittura, ecc., devi utilizzare le opzioni visualizzate nella barra laterale di destra quando selezioni un oggetto con il mouse.
Per associare azioni ed eventi agli oggetti inseriti nella tua applicazione, devi aprire il Blocks Editor cliccando sull’apposito pulsante collocato in alto a destra ed incastrare a mo’ di puzzle le variabili disponibili nel menu di sinistra agli elementi presenti nell’editor (ossia gli oggetti che hai inserito nella tua app).
Lo so, detta così può sembrare una cosa complicata ma se leggi le linee guida di MIT App Inventor e guardi i video tutorial disponibili sul sito, tutto ti apparirà più chiaro.
Ad operazione completata, puoi salvare la tua app direttamente sul telefono (se lo hai collegato al computer) oppure sul PC sotto forma di file apk da trasferire in un secondo momento sullo smartphone cliccando sul pulsante Package for Phone collocato in alto a destra e selezionando la voce Download to connected Phone oppure la voce Download to this Computer dal menu che si apre.

Come sviluppare un’app

Se vuoi scoprire come sviluppare un’app per iPhone, iPad o iPod Touch, il primo passo che devi compiere è collegarti a questa pagina del sito Internet Apple ed iscriverti all’iOS Developer Program come sviluppatore individuale. Questo ti consentirà di testare le app che scriverai sul tuo iDevice e, successivamente, di pubblicare la tua applicazione sull’App Store. Per essere uno sviluppatore registrato Apple, occorre pagare una tassa di iscrizione annuale pari a 79 euro.
Una volta effettuata l’iscrizione al programma di sviluppatori per iOS, devi aprire il Mac App Store e scaricare Xcode (clicca qui per il link diretto), il software attraverso il quale è possibile realizzare app per iOS avendo a disposizione un editor grafico, un editor di codice e diversi modelli preimpostati che consentono di prendere confidenza con l’ambiente di sviluppo. Insieme ad Xcode installati anche l’iOS software development kit (SDK) e l’iPhone Simulator, un emulatore di iPhone che ti permetterà di eseguire un primo test sulle app sviluppate senza usare un vero “melafonino”.
Per sviluppare applicazioni per iOS occorre usare il linguaggio Objective-C, che risulta abbastanza intuitivo per tutti coloro che hanno esperienze di programmazione in Java e C++. Se tu non sei fra questi, puoi cercare su Google delle guide ad Objective-C (ce ne sono a bizzeffe) oppure far riferimento al sito ufficiale di Apple in cui c’è una bella introduzione alla piattaforma (in inglese).
L’Objective-C è un linguaggio incentrato sugli oggetti, questo significa che durante il processo di sviluppo devi focalizzare la tua attenzione sulla creazione di oggetti, sulla comparazione e sull’interrogazione degli stessi per ricevere informazioni. È tutto spiegato in questa esaustiva documentazione (in inglese) presente sul sito Apple.
Quanto all’interfaccia utente, cerca di disegnare la tua applicazione seguendo le linee guida dellasemplicità e delle interfacce umane. Insomma, dai un design familiare alle tue app cercando di renderle intuitive anche per chi è completamente a digiuno di tecnologia. Per capire meglio quello che sto dicendo, prova ad aprire l’applicazione Calcolatrice sul tuo iPhone: saprebbe usarla chiunque. Perché? Semplice, perché ricorda in tutto e per tutto una vera calcolatrice e quindi non ha bisogno di alcuna spiegazione o introduzione per poter essere utilizzata.
Una volta finito di sviluppare un’app, devi testare quest’ultima in modo da individuare eventuali bug e risolverli. Come detto in precedenza, è possibile testare le app direttamente sul computer usando l’iPhone Simulator ma ciò vale solo per le primissime prove. In seguito devi necessariamente trasferire la app sul tuo iPhone e testarla direttamente sul dispositivo per scovare bug che altrimenti resterebbero nascosti.
Per eseguire la tua app su un iPhone/iPad/iPod Touch reale, devi registrare il dispositivo sul sito dell’iOS Developer Program, creare un certificato di autenticazione per firmare la app e creare una app ID che identifichi la tua applicazione. La licenza da sviluppatore singolo permette di testare le app su un numero massimo di 100 dispositivi.
Dopo aver eseguito la fase di testing, quando credi che la tua applicazione sia pronta per essere scaricata o acquistata dal pubblico, non devi far altro che inviarla ad Apple attraverso iTunes Connect ed attendere che quest’ultima venga approvata dai responsabili dell’App Store. Il processo di solito dura una o due settimane, quindi non ti preoccupare se non ricevi “risposte” immediate dopo l’invio della tua app.
Questo è tutto quello che c’è da sapere per avvicinarsi al mondo dello sviluppo di app per iOS. Per approfondimenti, ti consiglio vivamente di dare un’occhiata a questa pagina del sito Internet Apple in cui c’è una guida alla creazione di applicazioni per iPhone, iPad ed iPod Touchricca di spunti, link e riferimenti utili. È in lingua inglese ma è abbastanza comprensibile anche da chi non “mastica” perfettamente la lingua.