Nell’immaginario collettivo, alla base dell’Internet odierno c’è mamma Google: un porto sicuro dove appoggiarci per qualsiasi ricerca, curiosità, insomma un punto fisso della nostra navigazione. Un gradino sopra a Big G c’è Facebook, che è diventata la nostra banca dati, anagrafe e memoria collettiva. Per anni i colossi della rete, in collaborazione con i governi di tutto il mondo, hanno cercato di costruire un Web sicuro, protetto dalla CyberPolice, bello e infiocchettato per coinvolgere tutta la popolazione mondiale, a tutte le età.Come in tutte le società che si rispettino però esiste anche un lato oscuro, una zona in cui persone (molte delle quali poco raccomandabili) lavorano nell’ombra, nell’assoluto anonimato… una parte offuscata dell’Internetz dove né Google né la sopracitata CyberPolice osano metter piede sia perché porterebbero a galla tanta di quella merda da non venirne più a capo, sia perché il sistema che regge tutta l’enorme baracca garantisce un perfetto anonimato: il celeberrimo Deep Web.













